Bergamo – Valtorta

Studiarla, tracciarla su una mappa e infine correrla, ovvero: vivere il fascino di una linea. La Bergamo – Valtorta è un tuffo in Val Brembana, all’inseguimento di una direttrice molto semplice e lineare che “scavalca” – si fa per dire – i complessi montuosi del Canto Alto, del Sornadello, del Cancervo/Venturosa e infine, sfiorandolo, del dolomitico Zuccone Campelli.

Sulla mappa il tracciato assume un profilo interessante, tanto da suscitare entusiasmo negli amici a cui inizialmente l’ho mostrata, e il percorso che ne deriva è in puro stile trail. Trail running vero, quello che gira intorno alle montagne al posto di raggiungerne le vette, fatto di tanti chilometri e di un dislivello impegnativo.

Il pregio di questo trail risiede, a mio avviso, nei contrasti che si percepiscono lungo tutto il percorso. Sto parlando di ambienti e paesaggi montani, oltre che di alcuni dettagli tecnici relativi allo stesso trail, che se rapportati nel contesto della Val Brembana risultano diametralmente opposti tra loro.

Provo a spiegarmi meglio: partendo dalle colline “addomesticate” della città di Bergamo, brulicanti di passeggiatori e mountain bike, termineremo l’avventura nella Valle dei Bruciati, ombrosa, poco frequentata e molto selvaggia; oppure, dopo i sentieri corribili della Maresana, della Val Poscante, della Val Grande, saremo travolti dalla salita micidiale che da San Giovanni Bianco termina al Monte Cancervo, una vertical che in soli 7 chilometri guadagna 1500 metri di dislivello. E poi, dal traffico dei centri brembani principali – vedi Zogno, San Giovanni Bianco, oltre che Bergamo stessa – passeremo alla quiete dei borghi montani, fuori dal tempo e ai piedi delle grandi montagne… e così via, l’elenco è lungo e non voglio annoiare.

Discesa lungo la Valle Secca (CAI 103), tra le rocce della Cima di Piazzo

Per aiutarmi nella descrizione dell’itinerario, voglio dividere il grande viaggio della Bergamo – Valtorta in 3 tappe:

  • Bergamo – Zogno
  • Zogno – San Giovanni Bianco
  • San Giovanni Bianco – Valtorta

Va da sé che nei pressi dei principali centri brambani: Zogno e San Giovanni Bianco, potrete trovare hotel, B&B e altre congeniali soluzioni per “spezzare” la traversata.

Bergamo – Zogno ( 14 km – 700 m. d+ )

La prima parte del percorso è un’introduzione agli ambienti montani delle valli bergamasche. Il trail è veloce e tecnicamente semplice, i sentieri sono ben battuti e se la vostra intenzione è chiudere la Bergamo – Valtorta in giornata, bè, è proprio dalla partenza che dovrete tenere un buon ritmo di corsa.

Il passaggio dai Colli della Maresana è una piacevole corsa tra i boschi di castagno con dislivelli poco importanti, poi dai prati del Canto Basso a quota 801 metri – da cui potrete ammirare per la prima volta una buona fetta della media Val Brembana, con visuali fino al Monte Cancervo – inizia la discesa (CAI 507) verso la Val Poscante e i suoi paesini e contrade d’altri tempi. Transitiamo da Braga e da Poscante, poi imbocchiamo il Sentiero delle Castagne e scendiamo a Piazza Martina, affacciato poco sopra l’abitato di Zogno. Da Piazza Martina si stacca un sentiero che conduce al ponte vecchio di Zogno, posto all’imbocco del paese, e qui termina la prima tappa del nostro viaggio.

Bergamo e i rilievi del Parco dei Colli, punto di partenza del nostro trail – Pic© Alberto Orlandi

Zogno – San Giovanni Bianco ( 17 km – 1000 m. d+ )

La seconda tappa è un trail decisamente più montano e richiede una marcia in più per essere portata a termine. A livello geografico si effettua una traversata del Gruppo del Sornadello, il gruppo montuoso che divide la Val Brembana dalla sua laterale Val Brembilla, senza toccare le sue cime e passando principalmente per boschi e contrade. Essa non presenta particolari difficoltà e trova del terreno tecnico – ma non troppo – esclusivamente durante l’ultima discesa in Val Grande.

La salita da Zogno alle pendici del Monte Zucco è la prima grande salita della Bergamo – Valtorta. Si risale il versante meridionale dell’ampia conca di Zogno (CAI 505), ben soleggiata e puntellata di piccole e graziose contrade montane, poi nei pressi del Monte Zucco e del rifugio G.E.S.P. il sentiero si introduce definitivamente nel bosco e l’ambiente diventa più selvatico. Si corre a fianco di vecchi alberi, che sembrano custodire storie di tempi passati, mentre tra le fronde spuntano le pareti calcaree degli “Zucchi”, le montagne circostanti – degna di nota l’incredibile parete strapiombante, visibile appena fuori dalla traccia del sentiero, attrezzata a falesia dal Bruno Tassi il Camós.

Il sentiero CAI 506 ci conduce, sempre all’ombra dei boschi, al Passo di Crosnello a quota 1094 metri, punto in cui iniziamo a perdere quota per raggiungere, in ordine, le contrade di Sussia, Vettarola (con una fontana dall’acqua freschissima e una panchina che invitano a una sosta) e infine Boffelli. Da Cà Boffelli seguiamo la strada (CAI 506C) che sale, in breve, all’ampia sella posta a fianco del Monte Molinasco, a cavallo con la Val Grande. 

La nostra permanenza tra i rilievi del Gruppo del Sornadello sta per giungere al termine. La discesa in Val Grande ci accompagna a San Giovanni Bianco, termine della seconda tappa della Bergamo – Valtorta. Dopo un primo tratto inizialmente tecnico, su terreno pietroso, la corsa diventa più semplice e veloce e, dopo il transito dal paese di Cornalita, seguiamo la mulattiera che scende fino al fondovalle brembano, alla stazione dei bus di San Giovanni Bianco.

I prati alla base del Monte Zucco, al termine della salita del sentiero CAI 505

San Giovanni Bianco – Valtorta ( 24 km  – 2000 m. d+ )

La terza e ultima tappa può essere considerata, a livello di fatica, come la somma delle prime due tappe appena descritte. Ve ne accorgerete fin da subito in quanto la salita da San Giovanni Bianco alle pendici del Monte Cancervo, circa 7 km per 1500 metri di dislivello, ci costringerà a calare drasticamente la velocità di corsa. Ma andiamo con ordine…

Riprendiamo il nostro trail da San Giovanni Bianco con l’obiettivo di raggiungere Pianca, ultimo paese alla base dei versanti rocciosi del Monte Cancervo. In questo primo tratto ci guiderà un sentiero/mulattiera che collega tra loro un’infinità di piccoli centri abitati e contrade, ognuno dotato di una fontana d’acqua – è importante questo aspetto in quanto da Pianca al rifugio Nicola non ci sarà più possibilità di rifornimento liquidi.

Giunti a Pianca il trail cambia impostazione e ci troveremo catapultati in un ambiente montano più severo, lontano dalle contrade e dagli altri presidi umani con cui siamo sempre stati in contatto fin dalla partenza a Bergamo. Il sentiero CAI 102 inizia a snodarsi tra le guglie e i pinnacoli del Monte Cancervo, con tratti decisamente verticali e parzialmente attrezzati a catene. Possiamo tirare fiato verso i 1500 metri di quota, quando superate queste barriere verticali sbuchiamo tra i prati e le faggete che giacciono a cavallo con la Val Taleggio. Il CAI 102 ci guida al Passo Baciamorti (1541 m.), transitando dalla baita Cancervo, dal Passo di Grialeggio e infine dalla base del Monte Venturosa. Se la fatica inizia a farsi sentire (immagino proprio di sì), provate a sentirvi appagati ammirando i paesaggi ampi e sconfinati che vanno dal Resegone allo Zuccone Campelli: nelle belle giornate potete tranquillamente studiare l’andamento del nostro percorso fino al rifugio Nicola (nascosto solamente dalla mole del Monte Sodadura, quest’ultimo ben visibile durante tutto il transito dal sentiero CAI 102).

Al Passo Baciamorti ci colleghiamo al sentiero CAI 101 (meglio conosciuto come Sentiero delle Orobie) e qua si profila la prima variante di percorso: invece di proseguire verso Valtorta, si termina l’avventura scendendo a Cassiglio – seguendo quindi il CAI 101 nel verso opposto. La variante (chiamiamola: Bergamo – Cassiglio) ha sicuramente senso per chi vuole un trail ugualmente appagante ma con minore lunghezza e dislivello. 

Noi teniamo Valtorta come destinazione finale e proseguiamo in direzione del rifugio Nicola. Ora ci vorrebbe come sottofondo una colonna sonora di Ennio Morricone, perché la cavalcata tra i prati alti della Val Taleggio richiama (almeno a me, soprattutto in orari prossimi al tramonto) qualche film western all’italiana. Corriamo nel silenzio di questi immensi spazi aperti, completamente composti da prati dall’andamento collinare, transitando dalla Bocchetta di Regadur e dalle pendici del Monte Sodadura, arrivando infine al rifugio Nicola a quota 1870 metri. Davanti a noi, la mole del Gruppo dei Campelli, definita “dolomitica” per via della sua conformazione rocciosa.

Discesa lungo la Valle dei Bruciati. Sullo sfondo, la mole del Pizzo dei Tre Signori

Ma noi ammireremo solamente da lontano le pareti dei Campelli, perché ci apprestiamo a perdere definitivamente quota per la nostra meta finale: Valtorta. Per fare ciò abbiamo due possibilità altrettanto valide: la Valle Secca (CAI 103) e la Valle dei Bruciati (CAI 103A). Entrambe le vallate hanno in comune l’esposizione verso nord, e qua si ritorna alle considerazioni fatte in prefazione, riguardo ai netti contrasti che intercorrono tra gli ambienti montani affrontati lungo tutto il percorso. A priori della valle che sceglieremo, concluderemo il trail in un ambiente selvaggio e poco frequentato, che nulla ha a che fare coi primi 50 chilometri della nostra corsa. A mio avviso proprio qua, tra i severi profili rocciosi della Cima di Piazzo (godibili da entrambe le varianti), i ghiaioni, le neve che resiste nei canaloni fino a giugno e tanti altri elementi tipicamente alpini, si realizzano le differenze tra le Prealpi orobiche punto di partenza e le Alpi orobiche punto d’arrivo, e ci si rende conto della lunga strada che abbiamo affrontato per giungere a destinazione.

Non aggiungo altro alla parte descrittiva, augurandomi che siate proprio voi a constatare di persona quanto scritto finora, e concludiamo il viaggio transitando dai Piani di Valtorta (punto d’incontro tra le due varianti) e giungendo infine, tramite un breve tratto della Via del Ferro, al paese di Valtorta, collocato in testata alla Val Stabina. Il bar del paese è sempre aperto e sicuramente non c’è modo migliore per celebrare il successo del trail con un grande boccale di birra freschissima.

L’ambiente selvaggio della Valle dei Bruciati fa da scenario durante l’ultima discesa della Bergamo – Valtorta

Prima di salutarvi, vi lascio con un consiglio che è anche un avvertimento sulla Bergamo – Valtorta. Il periodo migliore per questa traversata è, a mio personale avviso, la primavera inoltrata, quando lungo il percorso si può godere di una vegetazione verdeggiante (le faggete sotto al Cancervo sono splendidi in quel periodo) e solamente alle quote più elevate troveremo gli ultimi rimasugli della stagione invernale/primaverile. Un solo accorgimento: la discesa verso Valtorta si compie lungo due vallate (la Valle dei Bruciati o la Valle Secca, a seconda della vostra scelta) che sono esposte a nord e presentano neve dura e insidiosa fino a stagione inoltrata. Fatta questa considerazione, avete ben tre possibilità, che ora vi elenco:

  1. affrontate il trail nella sua completezza solamente se siete sicuri di non trovare neve nelle due vallate appena citate
  2. se siete abili su terreno invernale, e volete affrontare il trail a fine stagione primaverile, portatevi un paio di ramponcini che risulteranno indispensabili durante l’ultima discesa
  3. come ultima alternativa, concedetevi la variante Bergamo – Cassiglio che risulta sempre libera dalla neve molto prima delle altre due vallate

Detto ciò, cari lettori miei, vi auguro buon trail e una buona stagione di lunghi in Orobie!

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