Anelli tra la Val Brembana e la Valtellina

É estate, è tempo di oltrepassare gli alti valichi della catena orobica e di compiere alcune traversate tra i territori bergamaschi e valtellinesi.

La lunga cresta spartiacque che divide le Alpi Orobie nei suoi due principali Parchi, quello bergamasco (conosciuto per i suoi amabili versanti soleggiati) e quello valtellinese (noto per le sue vallate ombrose e poco frequentate) è infatti valicabile indicativamente a partire dal mese di giugno, quando la neve inizia a scendere sotto i 2000 metri di quota.

Così, come per la coppia yin e yang della filosofia taoista, questi due versanti concettualmente opposti convivono l’uno vicino all’altro, diversi ma inseparabili allo stesso tempo: nord e sud, ombra e sole, notte e giorno.

La chiave di lettura per comprendere questi due mondi apparentemente distinti? Ovviamente considerarli un unico territorio, vasto, sconfinato e dalle mille sfaccettature naturali, territoriali e del paesaggio. 

In questo articolo proponiamo due itinerari tra la Val Brembana e la Valtellina, alla scoperta di alcuni territori che ritengo particolarmente predisposti per dei tour in stile a metà tra la spettacolari “corse verso il cielo” dello skyrunning e le lunghe fatiche di una corsa endurance

Il risultato è un mix energico, dove chi si avventurerà tra le zone dello yin e dello yang dovrà dimostrare buone capacità tecniche e un’ottima predisposizione a sopportare la fatica sulle proprie gambe. Cosa ci guadagna chi si mette in gioco? Alcune tra le esperienze di corsa più autentiche in tutte le Orobie, questo almeno a mio avviso.

La lunga e stretta Val Cervia durante la salita al Corno Stella. Sul versante sinistro è facilmente individuabile l’ampia sella del Passo di Valbona.

Eccoci pronti a superare gli alti passi di confine e a calarci nelle lunghe vallate verso nord, nel cuore del Parco delle Orobie Valtellinesi, per ritornare alla base tramite dei grandi percorsi ad anello. In mezzo alla wilderness tipica di questa area, che nella sua totalità chiamo Orobie Valtellinesi Centrali, terremo la Gran Via delle Orobie come direttrice principale, la nostra via di riferimento da non perdere – per non perdersi.

Solitari e all’apparenza sperduti, così appaiono gli alti territori valtellinesi, dove l’unica presenza dell’uomo è costituita dalle malghe e dalle vecchie cascine disseminate in testata alle valli, in parte ancora utilizzate per i pascoli estivi. Discorso diverso avviene per i territori bergamaschi, dove possiamo trovare qualche rifugio e una rete sentieristica decisamente più improntata per l’escursionismo.


Primo Anello: Val Sambuzza – Valle del Livrio – Val Venina

Il primo anello risale interamente la Val Sambuzza fino al Passo del Publino (2368 m) per puntare alla vetta del Pizzo Zerna (2572 m) – e già questo basterebbe per portare a casa una giornata super. Per la precisione, gli ultimi 100 metri per la vetta sono evitabili seguendo la logica del nostro anello.

Seguendo le indicazioni per il Lago del Publino, si effettua la calata nella Val del Livrio in territorio valtellinese, su discesa sassosa e tecnica fino all’allacciamento con la mitica Gran Via delle Orobie. Puntando verso est, si supera il Lago del Publino con il rifugio Caprari per salire successivamente al Passo dello Scoltador (2454 m). Dal passo inizia la discesa in Val Venina, su traccia non sempre presente (mai perdere di vista i bolli) fino a quota 1900 circa, punto in cui la traccia piega a destra e si dirige verso la testata della valle. Raggiunti i vecchi forni fusori abbandoniamo la GVO (che salirebbe al Passo di Branda) per proseguire la nostra salita nella Val Venina, sempre più ripida e tecnica, fino a guadagnare il Passo di Venina a quota 2444 metri.

Difficile imbattersi in altri escursionisti nei pressi di questo sperduto valico orobico, da cui si avranno le migliori visuali sulle Alpi Retiche della giornata.

Giunti a cavallo con la Val Brembana, si segue la traccia che perde rapidamente quota verso sud ed eventualmente si può valutare una sosta al rifugio Longo usando il “sentiero delle condotte”. Dal rifugio Longo si seguono i classici sentieri usati dagli escursionisti (CAI 224, CAI 208, CAI 210) per tornare a Carona

Giunti al Passo di Venina sarà un vero piacere fermarsi per ammirare dall’alto la Val Venina appena percorsa (con l’omonimo lago) e le Alpi Retiche verso nord (archivio Orobie Trail, ed. Versante Sud)

Punti di forza

  • la salita in Val Sambuzza, valle magnifica da percorrere in qualsiasi stagione.
  • i tre passi, veri protagonisti dell’itinerario: Passo del Publino, Passo dello Scoltador, Passo di Venina.
  • i vecchi forni di fusione in Alta Val Venina, incredibile testimonianza delle importanti attività di estrazione del ferro avvenute nelle Orobie fino alla metà del 1800.

Punti deboli

  • i sentieri valtellinesi (Val del Livrio e Val Venina) sono esili, addirittura assenti quando si transita tra l’erba alta. Preparatevi alla “caccia al bollo“, gioco indispensabile per non perdersi tra gli ampi prati della Valtellina – e che sicuramente rallenterà la vostra andatura.
  • la mancanza di rifugi e fonti d’acqua per quasi tutto il percorso (il rifugio Longo lo troverete soltanto verso la fine) aumenterà notevolmente la vostra esperienza di corsa in autosufficienza.

Secondo Anello: Corno Stella – Valle del Livrio – Val Cervia – Val Madre

Il secondo anello, rispetto al primo, lo si potrebbe considerare un fratello “minore” dal punto di vista dei volumi (si conta qualche km in meno) ma con nulla da invidiare rispetto alla qualità del percorso.

Partendo da Foppolo, la salita iniziale al Corno Stella (2618 m) è da considerarsi una skyrace di tutto rispetto – state attenti a non consumare le vostre gambe durante questa prima salita, la giornata è davvero lunga.

Dalla croce di vetta inizia la discesa in Val del Livrio, su traccia inizialmente ripida e sconnessa, fino a raggiungere i prati alla base dei versanti settentrionali del Corno Stella e infine a innestarsi alla Gran Via delle Orobie.

Si segue la GVO verso ovest, transitando per una vasta torbiera nei pressi della Casera di Publino (2098 m). Poco oltre la casera inizia la salita al Passo del Tonale (2348 m) situato sulla cresta spartiacque a cavallo con la Val Cervia. Si scende nella stretta e lunga Val Cervia e una volta giunti in fondovalle (baita Pessolo 1905 m) bisogna prepararsi ad affrontare la terza dura salita della giornata che conduce al Passo di Valbona (2319 m) a cavallo con la Val Madre.

Stando attenti a non perdere di vista i bolli (traccia a tratti assente) si scende in Val Madre fino a una baita con una fontana d’acqua che darà la possibilità di riempire le borracce. Appena sotto la baita, nei pressi di un traliccio, individuiamo il sentiero (sempre GVO) che traversa verso sinistra e conduce senza particolari dislivelli alla baita della Croce. Il Passo Dordona (2063 m) è appena sopra, mentre il rifugio Dordona è a circa 10-15 minuti di camminata. La lunga serie di saliscendi dai valichi valtellinesi è quasi giunta al termine: dal passo, il sentiero CAI 202 porta a tutta velocità alla nostra base a Foppolo.

Punti di forza

  • la salita al Corno Stella regala grandi panorami a 360° e tanta, tanta soddisfazione.
  • come per l’itinerario precedente, i tre passi veri protagonisti della giornata: Passo del Tonale, Passo di Valbona, Passo Dordona, con le loro splendide cornici sulle Alpi Retiche.
  • l’emozionante visuale sul versante settentrionale del Corno Stella, durante il passaggio nella Val Cervia.
  • la possibilità di accorciare l’itinerario sfruttando il Passo di Valcervia (2318 m) che riporta nei pressi del Lago Moro.

Punti deboli

  • come per l’itinerario precedente, i sentieri esili nella Val del Livrio, Val Cervia e Val Madre rallentano notevolmente l’andatura. Non bisogna mai perdere di vista i bolli.
  • gli isolati territori valtellinesi scarseggiano di rifugi e fonti d’acqua, bisogna prevedere una scorta extra di acqua e cibo.
Passaggio in Val Cervia, poco prima della salita verso il Passo di Valbona. Sullo sfondo, il versante nord-ovest del Corno Stella e il Passo del Tonale (il valico visibile più a sinistra)

I più attenti avranno notato che i due anelli possono essere uniti in un unico grande circuito. Ecco una bozza con l’aggiunta di due tratti di colore nero che chiudono propriamente l’anello – il tratto nero lato Val Brembana è il Sentiero delle Orobie dal Passo della Croce all’incrocio in Val Sambuzza.


Concludo con un piccolo simpatico aneddoto, utile per capire quanto sia importante assicurarsi che, durante le discese lungo i versanti valtellinesi esposti a nord, la neve primaverile non debba essere assolutamente presente sul proprio cammino.

Quest’anno a metà maggio, con Alberto e Gabriele, abbiamo provato a percorrere il secondo anello, tentativo non andato a buon fine a causa delle ore piccole fatte da Alberto quella notte (alla prese col “ragazzino” di mesi 7), ma quello che voglio raccontarvi è che, non conoscendo le condizioni della discesa dal Corno Stella (che da quota 2600 percorre il ripido versante nord) tutti e tre ci siamo presentati con un originale zaino trail “modificato” (ognuno usando la propria fantasia) per portarci in spalla una piccozza classica da alpinismo.

Purtroppo (o per fortuna) non ho fatto una foto al mio zaino.

Buone corse!

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